{"id":364,"date":"2015-02-18T18:03:33","date_gmt":"2015-02-18T18:03:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.hram.it\/?p=364"},"modified":"2015-02-18T18:09:19","modified_gmt":"2015-02-18T18:09:19","slug":"santo-sergio-di-radonej","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hram.it\/?p=364","title":{"rendered":"San Sergio di Radonej"},"content":{"rendered":"<p><strong>Agiografia di San Sergio di R\u00e0donetz, ig\u00f9meno della Lavra della Santissima Trinit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il primo Patrono della nostra Chiesa nacque il 3 maggio del 1313, festa di San Teodosio della Lavra di Kiev, nella propriet\u00e0 (\u201cVarnitsa\u201d) di suo padre, vicino a Rost\u00f2v Vielikij. Suo padre Kirill e sua madre Marija erano ricchi Boiari della corte del Principe di Rostov. Al 40\u00b0 giorno il bimbo venne battezzat<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"articles-gen-img alignleft wp-image-15 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/localhost\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/p1_1223-150x150.jpg\" alt=\"p1_1223\" width=\"150\" height=\"150\" \/>o e gli fu imposto il nome di Bartolomeo. All\u2019et\u00e0 di 7 anni, insieme ai suoi due fratelli, Stefano e Pietro, venne mandato a scuola, ma dava segni di poca propensione per lo studio.<\/p>\n<p>Il piccolo pregava continuamente Dio di donargli l\u2019intelligenza necessaria per superare gli studi. Un giorno, mentre stava riconducendo i cavalli del padre nella stalla, vide sotto una quercia un vecchio monaco immerso nella preghiera. Avvicinatosi, quando questi ebbe finito, chiese al vecchio di pregare Iddio perch\u00e9 avesse compassione delle sue pene e gli donasse l\u2019intelligenza di poter studiare con profitto. Il monaco lo bened\u00ec e gli diede un pezzo di pane benedetto, assicurandogli la protezione divina per superare le sue difficolt\u00e0. Per quanto apprendesse, da quel momento in poi, con molta facilit\u00e0 sia la Sacra Scrittura sia le opere dei Santi Padri, Sergio rest\u00f2 per tutta la sua vita un contemplativo, e non scrisse nulla.<\/p>\n<p>La sua giovinezza trascorse con molta pratica religiosa, assecondato dai suoi genitori. Nel 1328 Rost\u00f2v venne conquistata dal gran Principe di Mosca Ivan 1\u00b0 Kalita. In seguito a questi eventi, Kirill e Marija si trasferirono a R\u00e0donetz, un piccolo villaggio vicino Mosca. Mentre gli altri due figli si erano sposati, Bartolomeo rimase accanto ai genitori, aiutandoli fino al termine della loro esistenza avvenuta nel 1334 .<\/p>\n<p>Liquidata la sua parte di eredit\u00e0, Bartolomeo chiese al fratello maggiore Stefano il permesso di ritirarsi a vivere in eremitaggio. Stefano acconsent\u00ec, lui, che gi\u00e0 aveva preso l\u2019abito monastico. Insieme si stabilirono nella foresta di R\u00e0donetz, su un piccolo colle costruirono una cella e una chiesetta, con la benedizione del Metropolita di Mosca Teogn\u00f2sto.<\/p>\n<p>La chiesetta venne dedicata alla Santissima Trinit\u00e0 e fu consacrata dall\u2019Archimandrita Mitrofan. Dopo qualche tempo Stefano abbandon\u00f2 lo skit e torn\u00f2 a Mosca. Dopo tre anni di vita eremitica, Bartolomeo chiese al padre Mitrofan di tonsurarlo monaco. Il 7 ottobre del 1337 Bartolomeo divenne monaco e ricevette il nome di Sergio, (in quel giorno si festeggiavano i Santi Sergio e Bacco).<\/p>\n<p>Nella solitudine della foresta, il giovane monaco dovette affrontare la rigidit\u00e0 del clima, la fame, la presenza di lupi e orsi affamati, che spesso assediavano la sua cella.<\/p>\n<p>Nella sua vita orante, Sergio dovette anche lottare contro il demonio che gli apparve nella chiesetta e nella sua cella, insieme alle sue schiere, per spaventarlo con minacce e farlo desistere dalla vita eremitica. La fama di questo giovane solitario incominci\u00f2 ben presto a diffondersi e alcuni monaci desiderarono imitare il suo esempio.<\/p>\n<p>Sergio accolse come dono di Dio queste persone e si form\u00f2 cos\u00ec il primo nucleo di una Comunit\u00e0. Tra i primi giunsero il vecchio monaco Basilio detto il Secco, che veniva dalle sorgenti del fiume Dubno; un altro di nome Giacomo e il diacono Onesimo con suo padre Eliseo. Tutti costruirono delle celle e circondarono il luogo con una palizzata.<\/p>\n<p>Inizi\u00f2 cos\u00ec la vita monastica con le consuete Ufficiature. La domenica padre Mitrofan celebrava la Divina Liturgia. Dopo circa un anno padre Mitrofan mor\u00ec e i monaci decisero di eleggere Sergio come ig\u00f9meno. Dopo aver resistito per umilt\u00e0, alla fine Sergio disse: \u201cIo dovrei piuttosto imparare che insegnare, piuttosto obbedire che comandare, ma, temendo il giudizio di Dio, mi rimetto alla Sua volont\u00e0: che essa sia fatta\u201d.<\/p>\n<p>Con due monaci Sergio si rec\u00f2 allora dal Vescovo di Pereiaslav-Zalesskij, Atanasio. Conoscendo la reticenza di Sergio, il vescovo gli impose per obbedienza di accettare l\u2019incarico di ig\u00f9meno, e, nei giorni seguenti, Sergio ricevette gli ordini sacri. Ritornato al monastero, il Santo si rec\u00f2 in chiesa e si prostr\u00f2 davanti all\u2019icona della Santissima Trinit\u00e0. e rivolse un\u2019esortazione ai fratelli dicendo: \u201cPregate miei fratelli per me, perch\u00e9 io manco di dolcezza e di saggezza, ma ho ricevuto dal Re dei Cieli un talento di cui dovr\u00f2 rendere conto\u201d.<\/p>\n<p>Nel 1347 si present\u00f2 al monastero l\u2019Archimandrita Simone di Smolensk, chiedendo a Sergio di essere accolto tra i suoi monaci. Superando ogni difficolt\u00e0 dovuta al suo rango, egli chiese di essere accolto come semplice monaco e rinunciando alla sua ricchezza don\u00f2 il suo denaro per la costruzione di una nuova e pi\u00f9 grande chiesa per il monastero. In breve tempo la Comunit\u00e0 monastica crebbe in modo considerevole.<\/p>\n<p>L\u2019Ig\u00f9meno Sergio governava con umilt\u00e0, ma anche con fermezza, cos\u00ec che tutti cooperavano a una vita religiosa devota e serena. Tra i nuovi arrivati giunse anche il suo fratello Stefano diventato Archimandrita, e con s\u00e9 aveva portato il figlio Giovanni, di 12 anni, che divent\u00f2 monaco col nome di Teodoro.<\/p>\n<p>Non mancarono difficolt\u00e0 di ogni sorta, anche la mancanza di cibo, tanto che alcuni monaci volevano abbandonare quella vita di stenti e ritornare al mondo. Sergio convoc\u00f2 tutti i monaci e lamentando la loro mancanza di fede, recit\u00f2 il testo evangelico di Matteo 6, 25-26: \u201cNon siate troppo solleciti, per la vita vostra, di quel che mangerete, n\u00e9 per il vostro corpo di quel che vestirete\u2026\u201d. Aveva appena finito di leggere che bussarono alla porta del monastero e il custode vide arrivare due carri pieni di generi alimentari.<\/p>\n<p>Il giorno dopo e quello seguente il miracolo si ripet\u00e9. Anche l\u2019acqua cominciava a scarseggiare e i contadini, che avevano popolato i dintorni del monastero, si lamentarono con Sergio per questa grave difficolt\u00e0. Il Santo Ig\u00f9meno allora, accompagnato da un monaco, usc\u00ec e scese in un avvallamento dove si era raccolta un po\u2019 d\u2019acqua dopo una pioggia. I due monaci si inginocchiarono e si misero a pregare, poi Sergio si rialz\u00f2, bened\u00ec quel luogo e subito scatur\u00ec una buona sorgente che ancora oggi d\u00e0 acqua al monastero. Un giorno arriv\u00f2 una delegazione di greci, inviati dal Patriarca Ecumenico Filoteo, con una lettera nella quale si esortava Sergio a introdurre nel monastero la vita cenobitica.<\/p>\n<p>Su approvazione del Metropolita di Mosca Alessio, Sergio diede mano alla riforma riorganizzando il monastero sulla regola cenobitica, del resto cara a San Teodosio delle Grotte di Kiev. Il nuovo sistema di vita monastica incontr\u00f2 delle difficolt\u00e0 di cui si fece interprete proprio il fratello Stefano. Sergio allora per non creare divisioni, si allontan\u00f2 dal monastero e si mise in viaggio per cercare un luogo dove riprendere una vita di solitudine.<\/p>\n<p>Giunto al monastero di Makhristchy, retto dall\u2019Archimandrita Stefano, suo vecchio amico, si ferm\u00f2 e gli chiese un monaco che lo accompagnasse a cercare nei dintorni un luogo adatto alla vita eremitica. Sergio inizi\u00f2 una nuova vita sulle rive del fiume Kirjatch dove si costru\u00ec una cella e una chiesetta. I suoi monaci, addolorati per la partenza del loro ig\u00f9meno, saputo del nuovo luogo, arrivarono fin l\u00e0, e Sergio costru\u00ec per loro delle celle e riprese la vita eremitica, come era alla Trinit\u00e0 prima della riforma. Il Metropolita di Mosca Alessio ordin\u00f2 a Sergio di mettere a capo del nuovo monastero uno dei monaci e di ritornare alla Trinit\u00e0, ed egli ritorn\u00f2 dopo 4 anni per obbedienza.<\/p>\n<p>San Sergio fece della pace la sua missione. Si adoper\u00f2 per evitare la guerra civile tra il principe Costantino di Rost\u00f2v e il Gran Principe di Mosca Ivan 2\u00b0. Il Metropolita Alessio lo invi\u00f2 spesso in missione: nel 1365 a Nijni-N\u00f2vgorod per convincere il Principe Boris di Suzdal a ritirare le sue truppe dalla citt\u00e0 occupata. Nel 1380 il Khan dei mongoli Mamai inizi\u00f2 una invasione della Russia in direzione di Mosca. Il Gran Principe Dimitri si rec\u00f2 da San Sergio per chiedere il suo consiglio e la sua benedizione. Sergio lo bened\u00ec e gli diede in aiuto due monaci, che erano stati grandi guerrieri, perch\u00e9 lo aiutassero nella difesa della Patria. Dimitri pass\u00f2 il fiume Don, e si attest\u00f2 a Kulikovo sulle rive del torrente Nepriavda. L\u20198 settembre 1380 ebbe luogo la grande battaglia di Kulikovo vinta dall\u2019esercito russo.<\/p>\n<p>San Sergio ebbe il privilegio, per la sua profonda venerazione, di essere visitato dalla Santissima Madre di Dio. Una notte dopo aver recitato l\u2019ufficio davanti all\u2019icona della De\u00ecpara, insieme al discepolo Michea, ud\u00ec una voce che diceva: \u201cLa Purissima arriva!\u201d. San Sergio allora si alz\u00f2, and\u00f2 verso la porta della cella e subito una gran luce lo invest\u00ec e apparve la Purissima, insieme a San Pietro e a San Giovanni. Il Santo cadde a terra, ma la Santa Vergine lo prese per la mano dicendo: \u201cNon spaventarti, mio eletto. Io sono venuta per visitarti. La preghiera per i tuoi discepoli e per il monastero \u00e8 stata esaudita. Non ti inquietare pi\u00f9. D\u2019ora innanzi il monastero non mancher\u00e0 pi\u00f9 di nulla, non soltanto durante la tua vita, ma anche dopo la tua morte. Io protegger\u00f2 incessantemente questo luogo, e veglier\u00f2 su di esso\u201d. Detto ci\u00f2 la visione disparve.<\/p>\n<p>Il Santo visse molti anni in preghiera, digiuno e lavoro. Sei mesi prima di morire affid\u00f2 la direzione del monastero al padre Nikon. Poi nell\u2019imminenza del trapasso, radunati i suoi discepoli, diede loro le ultime istruzioni spirituali. Dopo aver ricevuto i Santi Doni, sollev\u00f2 le mani al cielo, e recitata la preghiera, rese la sua pura anima a Dio. Era il 25 settembre del 1392.<\/p>\n<p><em>Fonte: tratto da \u201cS. Sergio e la spiritualit\u00e0 russa\u201d, di P. Kovalevsky, Gribaudi 1977.\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agiografia di San Sergio di R\u00e0donetz, ig\u00f9meno della Lavra della Santissima Trinit\u00e0 &nbsp; Il primo Patrono della nostra Chiesa nacque il 3 maggio del 1313, festa di San Teodosio della Lavra di Kiev, nella propriet\u00e0 (\u201cVarnitsa\u201d) di suo padre, vicino a Rost\u00f2v Vielikij. 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